Ricerca e Valutazione Ricerca e Valutazione

Indietro

Leggere le fragilità a scuola per intervenire

Leggere le fragilità a scuola per intervenire

ottobre 2016 -  
marzo 2018

Referente Iprase: Maria Arici
maria.arici@iprase.tn.it
0461/494382

Esperti Coinvolti: Claudio Girelli e Alessia Bevilacqua - Dipartimento di Scienze umane dell’Università degli Studi di Verona

Collaborazioni: Dipartimento di Scienze umane dell’Università degli Studi di Verona

Descrizione

La ricerca, definita congiuntamente al Dipartimento della Conoscenza della Provincia autonoma di Trento e condotta coinvolgendo il Dipartimento di Scienze Umane dell'Università degli Studi di Verona, ha esplorato la realtà scolastica trentina con l’intento di far emergere un aspetto che preoccupa e impegna molto gli insegnanti: gli alunni che "da soli non ce la fanno" e che spesso vanno incontro all’insuccesso formativo. Si tratta della complessa realtà del disagio scolastico, in molti casi espressione di un disagio sociale ed esistenziale, che prende molte forme, ma che determina spesso una quotidianità scolastica faticosa e frustrante.
Se, infatti, per gli alunni certificati ai sensi della Legge 104/92 o per gli alunni con DSA, la normativa e le prassi, pur presentando ancora criticità, fanno emergere un quadro interpretativo e operativo maggiormente uniforme, le modalità di rilevazione e di intervento a favore degli alunni in situazioni di svantaggio e fragilità costituiscono “un’area grigia” ancora poco indagata e visibile a livello di sistema scolastico, caratterizzata da una forte diversità di visioni e di operatività, da scuola a scuola, rispetto al fenomeno.
Per tali motivi le domande che hanno determinato l’avvio della ricerca sono state le seguenti:
- Chi sono gli studenti che vivono una situazione di fragilità, per cui la scuola dovrebbe attivare un’attenzione particolare?
- Quali sono i criteri utilizzati per l'individuazione di tali alunni?
- Quali progettualità le scuole mettono in atto per rispondere ai bisogni formativi di questi alunni?
- Quali sono i bisogni, a tutti i livelli, che le scuole riconoscono come propri e rispetto ai quali attendono sostegni specifici per corrispondere con maggiore efficacia alle domande formative che questi alunni particolari pongono con la loro presenza?

 

Risultati attesi e outcomes

Gli output della ricerca – ovvero i prodotti attesi – sono risultati essere i seguenti:
- elaborazione di un questionario di rilevazione della percezione delle fragilità educative degli studenti, quale strumento del Dipartimento della Conoscenza della Provincia autonoma di Trento per acquisire informazioni utili ad orientare le azioni di sistema;
- linee interpretative per comprendere le problematiche degli studenti in situazioni di svantaggio e fragilità;
- mappa dei bisogni formativi dei docenti, riferita alla problematica in oggetto, utile ad orientare le azioni di IPRASE;
- linee di indirizzo per ipotizzare eventuali modifiche a livello normativo;
- mappatura delle esperienze intraprese dagli istituti trentini relativamente agli studenti con fragilità.

Rispetto agli outcomes, ovvero alle modificazioni del comportamento attese nei soggetti beneficiari, gli obiettivi sono stati:
- sostenere e diffondere le pratiche didattiche ritenute efficaci;
- promuovere una cultura e una didattica maggiormente inclusive;
- aprire un confronto tra i diversi soggetti coinvolti nella scuola e nel territorio per promuovere una lettura del fenomeno poliprospettica e maggiormente condivisa;
- incrementare la consapevolezza della necessità di azioni di rete a supporto di progettualità innovative.

 

La popolazione oggetto di indagine

L’indagine ha coinvolto l’intero sistema scolastico della provincia di Trento, ovvero 104 istituti scolastici, dalla scuola primaria alla secondaria di secondo grado, formazione professionale inclusa.

 

La cornice epistemologica

Scopo della ricerca era la comprensione di un fenomeno come esso appare all’interno del contesto in cui si sviluppa, pertanto il progetto di ricerca è stato articolato all’interno del paradigma ecologico e, più specificatamente, dell’impianto epistemologico naturalistico (Mortari, 2007). Inserire un progetto di ricerca all’interno di tale framework consente l’osservazione di un fenomeno in un setting naturale, ossia nei luoghi e nei modi secondo i quali esso ordinariamente accade (Lincoln e Guba, 1985), considerando quindi l’oggetto d’indagine come un sistema aperto sia rispetto alle relazioni vitali intraprese nell’ambiente in cui si manifesta, sia rispetto al carattere evolutivo del fenomeno stesso. Tale approccio dà modo al ricercatore di cogliere non solo le quantità, ma soprattutto le qualità, “i contorni, le forme e le relazioni” (Bateson, 1984) attraverso le quali il fenomeno si manifesta, adottando una pluralità di mezzi di indagine per coglierlo.
Per la raccolta e l’analisi dei dati si è adottata una postura di ricerca di tipo fenomenologico poiché essa facilita la costruzione di una teoria a partire dal contesto, ponendo una particolare attenzione alle qualità con cui il fenomeno si lascia conoscere (Mortari 2007, 2009). Il rispetto dei principi fenomenologici aiuta infatti il ricercatore nel compiere le scelte metodologiche più opportune, con strette ed evidenti connessioni sul piano etico e politico. Attuare un’attenzione non orientata e un ascolto non condizionato dalle conoscenze pregresse del ricercatore, rispondendo ai principi di fedeltà e di evidenza, consente al ricercatore di attenersi al modo proprio con il quale il fenomeno si mostra. Questa messa fra parentesi di quanto ostacola l’andare alle cose stesse permette al ricercatore di restituire ciò che caratterizza il fenomeno indagato, avendo cura delle parole scelte per descriverlo.

 

Le prospettive di ricerca

Durante ogni incontro con i partecipanti all’indagine, i ricercatori hanno prestato particolare attenzione nell’illustrare con accuratezza le dimensioni che caratterizzavano l’intero progetto, ovvero:
- la prospettiva di servizio
- l’approccio partecipativo
- l’opzione emergenziale.

La prospettiva di servizio
Coerentemente con il paradigma ecologico, una ricerca in ambito educativo viene considerata utile quando mira a comprendere in profondità il reale e ad “averne cura” (Mortari, 2008, p. 32), apportando cambiamenti migliorativi delle condizioni di vita (Habermas, 1983, p. 77). È una ricerca che cerca di stare quanto più possibile a contatto con la realtà, poiché nasce dai problemi vissuti dai “pratici”, in questo caso i docenti e il personale preposto all'educazione e all'istruzione degli allievi nella scuola. È compito dei ricercatori, i “teorici”, attraverso un ascolto autentico e partecipe, trovare un’alleanza con i primi, individuando indizi utili a migliorare le pratiche educative (Damiano, 2006). Data la natura delle richieste e degli obiettivi formulati, nonché dei metodi e degli strumenti adottati, la ricerca si è prefigurata e si è realizzata come un lavoro anche di servizio. L’obiettivo era quello di giungere ad indicazioni finalizzate alla formulazione di azioni di sistema e formative. In secondo luogo, la ricerca può essere considerata di servizio anche per le scuole stesse, in un duplice senso. Da un lato essa ha dato voce ai protagonisti della ricerca stessa – insegnanti, docenti e referenti BES, e testimoni privilegiati – e ha consentito loro di narrare e portare alla luce tutto quel lavoro che le scuole compiono per gli alunni in situazione di fragilità. Si tratta di un’operatività che rischia spesso di rimanere invisibile a livello di sistema. Dall’altro lato questa ricerca intendeva offrire anche un’occasione per far riflettere e far discutere all’interno di ogni istituto rispetto al tema del successo formativo di questi alunni.

L’approccio partecipativo
La ricerca può essere considerata partecipativa perché fin da subito ha previsto il coinvolgimento dei protagonisti della scuola, indispensabile per comprendere l’oggetto di indagine, per costruire gli strumenti più adatti per portare alla luce le esperienze da loro vissute e per interpretare i dati in modo corretto. Da destinatari passivi, gli interlocutori del progetto, a livelli diversi, sono divenuti co-costruttori del processo di ricerca.

L’opzione emergenziale
Caratteristica primaria della realtà, secondo il paradigma ecologico, è essere soggetta ad un’evoluzione che segue ritmi di tipo stocastico, che combinano cioè casualità e selezione, in un processo non anticipatamente prevedibile e per di più estremamente complesso. Questo determina l’insorgere di difficoltà qualora si decida di elaborare anticipatamente, ovvero prima di accedere al campo di indagine, un disegno di ricerca fortemente strutturato (Mortari, 2006, 2007). In educazione è preferibile andare sul campo a mani nude, senza prefigurarsi l’intero processo di ricerca: tale postura consente al ricercatore di rimanere aperto a quello che incontrerà durante l’indagine. Coerentemente rispetto all’epistemologia naturalistica, il disegno di ricerca adottato nell’ambito di questo progetto è stato pertanto di tipo emergenziale: via via che i ricercatori hanno iniziato a conoscere il fenomeno, è stato possibile configurare diverse linee di approfondimento, non prefigurabili all’inizio del percorso, consentendo così di individuare piste interessanti da analizzare, e costruendo man mano anche gli strumenti più adeguati per indagarle.

 

Il disegno della ricerca

Il progetto di ricerca è stato sviluppato su due percorsi paralleli finalizzati all’esplorazione, avvenuta in modo spesso convergente e sovrapposto, del tema delle fragilità educative: la pista della scuola e quella dei servizi territoriali.

La ricerca con le scuole
Dal punto di vista metodologico, il filone di ricerca che ha coinvolto le scuole e gli istituti della provincia di Trento si è configurato come una ricerca mixed-methods (Tashakkori & Teddlie, 2003) di tipo “qual-QUAN-qual”, attraverso l’adozione un doppio disegno sequenziale, sia esplorativo, sia esplicativo (Tashakkori, Teddlie, 2010) (Creswell, 2014) come risulta dalla seguente figura:

Data la complessità e la non chiara definizione del fenomeno, è stato necessario attivare, prima di effettuare la mappatura richiesta, una prima indagine esplorativa di tipo qualitativo finalizzata a comprendere le caratteristiche essenziali del fenomeno dal punto di vista dei soggetti coinvolti. La necessità di acquisire elementi di comprensione del fenomeno relativi all’intero sistema scolastico, ha richiesto l’utilizzo di un questionario per la raccolta dei dati, a cui sono succeduti specifici incontri di confronto con i referenti BES, a livello collettivo e individuale, volti ad approfondire i risultati dell’indagine quantitativa con incontri di gruppo e interviste semi-strutturate di tipo esplicativo. Questa triangolazione di metodologie all’interno dello stesso disegno di ricerca ha risposto, inoltre, all’obiettivo di ridurre le debolezze dei singoli metodi presi separatamente (Brewer & Hunter, 1989). Se da un lato, per costruire un questionario rigoroso, era necessario conoscere in modo il più accurato possibile l’oggetto di studio, dall’altro gli esiti dello stesso questionario sono risultati bisognosi di un successivo approfondimento per essere compresi e interpretati.

La ricerca con i servizi territoriali
La concomitante emanazione della Delibera della Giunta provinciale n. 432/2016 in tema di fragilità in età evolutiva, che pone un’attenzione specifica alla salute mentale e, in una prospettiva preventiva, alle numerose patologie psichiatriche, neurologiche, nonché ai disturbi psicologici che presentano il loro esordio in età evolutiva, ha indotto il team di ricerca ad includere nel progetto anche quei servizi territoriali che, su diversi fronti – dalla presa in carico da parte di professionisti dell’ambito socio-sanitario, all’accoglienza in strutture diurne e residenziali extrascolastiche, al supporto per azioni prettamente educative e didattiche – collaborano direttamente o indirettamente con le istituzioni scolastiche per contribuire ai progetti di vita degli alunni. Nella delibera viene infatti sottolineato come sia necessario attivare percorsi di presa in carico integrati da parte dei servizi specialistici, in rete con i servizi sanitari, sociali ed educativi.
Obiettivo specifico di quest’azione di ricerca è stato comprendere come supportare la scuola nel suo farsi carico di situazioni di difficoltà, delineando attraverso un insieme di sguardi esterni – quelli degli altri servizi territoriali che si occupano di questi soggetti – quali elementi facilitino oppure ostacolino lo sviluppo del progetto di vita dei bambini e dei ragazzi nella scuola. È fondamentale infatti riuscire a vedere non solo l’alunno, ma il bambino/ragazzo nella sua complessità in quanto soggetto/persona, nonché lavorare in un'ottica inter-istituzionale, cogliendo il punto di vista dei differenti soggetti che fanno parte del sistema. Questo consente di uscire dall’autoreferenzialità, considerando il progetto di vita di un bambino/ragazzo secondo una dimensione globale della persona e integrata rispetto ai suoi ambiti di vita, riducendo così il rischio di focalizzarsi in modo sbilanciato solo, o quasi, sugli aspetti meramente scolastici.
Nello specifico, per ogni tipologia di ente territoriale coinvolto nella ricerca è stato organizzato un incontro apposito con un triplice obiettivo: informare rispetto al percorso di ricerca intrapreso con le scuole, coinvolgere i professionisti e valorizzare il loro punto di vista e le loro esperienze. Agli incontri hanno partecipato 12 referenti dei servizi educativi residenziali e 19 referenti dei servizi educativi non residenziali attivi nella provincia di Trento, 19 referenti della neuropsichiatria infantile e della psicologia clinica dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari della Provincia autonoma di Trento, 11 referenti dei Servizi Sociali delle Comunità di Valle e del Servizio Politiche sociali della Provincia autonoma di Trento, nonché la responsabile dell’Ufficio Servizio Sociale per i Minorenni del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità.

 

I risultati della ricerca

Iniziato a dicembre 2016, il processo di ricerca si è concluso restituendo quanto si è andati elaborando a partire dai dati raccolti secondo modalità via via necessariamente diversificate. Per renderli leggibili e offrire piste di possibili riflessioni e azioni, è stata redatta una pubblicazione dal titolo "Leggere le fragilità educative a scuola per intervenire. Una ricerca per sostenere i processi di crescita degli studenti nelle scuole trentine", articolata in parti specifiche.
Nella prima parte viene presentato l’oggetto, la metodologia e il disegno della ricerca. La metodologia di ricerca viene presentata in modo esteso per evitare di far incorrere in letture distorte dei risultati presentati.
La seconda e la terza parte sono dedicate alla lettura e interpretazione dei risultati. In particolare la seconda parte elabora gli aspetti comuni riferiti alle problematiche degli studenti in situazione di fragilità educativa, considerati a livello di singolo istituto, con quanto in esso si ritiene utile per migliorarne gli interventi.
Nella terza parte si analizza e si interpreta la sezione del questionario nella quale, agli istituti, è stato richiesto di delineare alcune caratteristiche riferite agli studenti in condizione di fragilità. Nello specifico si sono evidenziati:
- gli elementi di fragilità che hanno portato a delineare induttivamente alcuni profili, con dei tratti prevalenti;
- le diverse motivazioni e problematiche che, secondo la scuola, sono connesse con le situazioni di fragilità educative individuate, ma anche i bisogni che maggiormente sembrano emergere;
- i punti di forza che questi studenti possiedono, nella consapevolezza della loro importanza per costruire progettualità efficaci;
- gli interventi e le strategie che sono stati proposti; in particolare, proprio rispetto a questo specifico punto, è emersa la creatività degli insegnanti nel costruire risposte efficaci alle fragilità educative dei loro studenti.

La quarta parte è dedicata al secondo filone di ricerca, parallelo, che è stato attivato. Si è voluto comprendere come questi studenti e la scuola sono visti dagli altri attori sociali, che spesso intervengono a vario titolo nella vita di questi minori e, frequentemente, si rapportano anche con il contesto scolastico. L’importanza di questa parte risiede nella conferma che il lavoro educativo non consente settorialismi, bensì richiede comunità locali capaci di creare sinergie per promuovere il progetto di vita di questi bambini e ragazzi.
La ricerca è stata commissionata per raccogliere elementi utili per avviare un’esplorazione della realtà, delle problematiche e delle progettualità attivate relativamente agli alunni ‘fragili’ in tutto il sistema scolastico trentino. Necessariamente, la complessità delle problematiche e l’estensione del campo non consentono di chiudere, ma eventualmente solo di ricominciare. Per questo motivo, alla quinta parte significativamente è affidato il compito di offrire degli strumenti e delle suggestioni per andare propriamente Oltre la ricerca.
In Appendice sono infine riportati tre strumenti che possono essere utilizzati dalle scuole, a livello di istituto o di singoli gruppi di docenti che operano su specifiche situazioni, e dai gruppi interprofessionali:
- lo strumento di supporto per l’individuazione, la pianificazione, il monitoraggio e la valutazione della progettualità educativa per gli studenti in situazione di fragilità educativa (SPrEd) è ricavato dal questionario utilizzato per la ricerca e può consentire a livello di istituto scolastico di mantenere aperta l’attenzione sulle situazioni degli alunni con difficoltà consentendo il confronto per promuovere una cultura professionale inclusiva rispetto a queste situazioni;
- lo strumento di rilevazione delle fragilità educative (RiFragE) offre invece ad un gruppo di lavoro, sia interno alla scuola che interprofessionale, un dispositivo utile a sintetizzare, anche graficamente, le diverse caratteristiche di un soggetto promuovendo così un’occasione di esplicitazione dei diversi punti di vista;
- lo strumento per l’analisi della rete educativa nella prospettiva del progetto di vita (REProVi) consente al gruppo di lavoro, sia interno alla scuola che interprofessionale, di prendere consapevolezza della rete di relazioni, e della qualità di ciascuna, in cui il minore è inserito.

 

Suggestioni

Alle conclusioni si è preferito offrire delle suggestioni. Con esse si è voluto dar voce alle aspettative raccolte nella ricerca e ritenute utili a migliorare l’azione educativa in favore degli alunni ‘fragili’. Ciò non significa che tutto sia auspicabile e possibile subito, che questo sia tutto e che altro non possa essere messo in atto… sono solo suggestioni, da passare al vaglio dei diversi livelli di responsabilità. In educazione le azioni non sono solo frutto di scelte istituzionali, anche, ma necessariamente hanno una radice culturale che appartiene a tutti gli attori coinvolti, quando questa è carente tutto, anche normativa e risorse ottimali, viene vanificato. Offrire elementi di conoscenza del disagio scolastico e valorizzare quanto gli insegnanti stanno già realizzando era lo scopo del lavoro di ricerca, ma non perché l’attivazione e il mettersi in gioco di quanti hanno partecipato alle varie fasi del lavoro fossero semplicemente finalizzati a tale scopo. L’intenzione di una ricerca educativa porta sempre con sé una valenza trasformativa: rispetto a chi, a che cosa e in che misura rimane necessariamente un compito aperto affidato ad ognuno… per continuare a costruire, progredendo.

 

Disseminazione

Il processo e gli esiti della ricerca sono stati presentati il 26 marzo 2018 al seminario “A lezione di futuro: per una politica provinciale di contrasto alle fragilità educative”, nell’ambito del quale sono intervenuti numerosi esperti che hanno approfondito le diverse fragilità ed emergenze educative e sono stati incrociati gli sguardi di esponenti del mondo della scuola, della sanità, del sociale e della legalità, con l’obiettivo di unire le forze per un impegno davvero sinergico a favore dell’età evolutiva.

La ricerca è stata trattata anche nelle seguenti pubblicazioni:

Monografie
Girelli C., Bevilacqua A. (2018), Leggere le fragilità educative a scuola per intervenire. Una ricerca partecipativa per sostenere i processi di crescita degli studenti nelle scuole trentine, IPRASE, Trento. ISBN: 978-88-7702-427-5.

Articoli su rivista
Girelli C., Bevilacqua A. (2018), Se "da soli non ce la fanno". Come supportare le famiglie di bambini e ragazzi con fragilità educative, accettato e in corso di stampa per "Annali online della Didattica e della Formazione Docente" n. 15-16.
Girelli C., Bevilacqua A. (2017), Dar voce alla scuola trentina, impegnata a sostenere gli alunni che "da soli non ce la fanno": presentazione di una ricerca esplorativa, RicercAzione, 9, 1, 111-126.

Proceedings
Girelli C., Bevilacqua A. (2018), Students experiencing disadvantages due to problematic social or environmental conditions. The territorial services gaze, INTED2018 Proceedings, pp. 5569-5576. doi: 10.21125/inted.2018.1314.

La ricerca è stata inoltre presentata nell'ambito dei seguenti convegni nazionali e internazionali:

- Bolzano, 4-7/09/2018, Girelli C. e Bevilacqua A., The Inclusion Of Students With Educational Fragilities: Results From A Quanti-Qualitative Explorative Research, European Conference on Educational Research.
- Malta, 8-9/06/2018, Girelli C. e Bevilacqua A., Promoting inclusive culture for a teachers' professional development through research, International Conference "Teacher Education and Educational Research in the Mediterranean"
- Valencia, 5-7/03/2018, Girelli C. e Bevilacqua A., Students experiencing disadvantages due to problematic social or environmental conditions. the territorial services gaze, 12th annual International Technology, Education and Development Conference
- Siviglia, 15/11/2017, Girelli C., Bevilacqua A., The inclusion of students with educational fragilities: presenting a quanti-qualitative explorative research, 10th annual International Conference of Education, Research and Innovation. 

Immagine