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Quali sono la cause della dislessia |
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È un disturbo specifico di origine costituzionale, cioè fa parte
del corredo genetico del bambino, trasmissibile per via ereditaria,
come il colore degli occhi, i lineamenti del viso, la tendenza all’obesità,
alla longilineità, alla timidezza o all’aggressività.
Secondo Coltheart (1999) le cause della dislessia sono per il 60%
organiche e per il 40% di tipo educativo, da ricondurre in gran
parte al fatto che gli studenti sono colpevolizzati anziché
aiutati.
Le cause organiche purtroppo non sono ancora completamente note e
diverse sono le ipotesi che sono state avanzate:
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una prima teoria, probabilmente la più nota, è
quella della “disconnessione funzionale” (o connessione
disturbata) fra i centri cerebrali deputati alla decodifica della
lettura (Geschwind, 1965; Marshall, 1983); tra le varie
articolazione di questa teoria, quella fonologica (deficit del
processamento fonologico) sembra essere quella più accreditata da
un punto di vista delle attuali evidenze scientifiche (Frith,
2002); essa descrive la dislessia come una difficoltà dei ragazzi
dislessici a manipolare i suoni rispetto ai non dislessici (ad
esempio di effettuare la compitazione, lo spelling delle parole) e
nel passare dal codice visivo a quello uditivo e viceversa; |
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una seconda teoria è quella che parla della
difficoltà di inibire gli stimoli visivi e orientare l’attenzione
in modo selettivo da sinistra a destra: il ragazzo dislessico
avrebbe un campo visivo attentivo troppo ampio e quindi gli
stimoli periferici andrebbero ad interferire con la
discriminazione visiva creando un problema di affollamento di
stimoli (crowding). Sembra che i lettori dislessici percepiscano
in modo meno chiaro rispetto agli altri lettori gli stimoli che si
allontanano leggermente dalla fovea, viceversa percepiscano troppo
distintamente gli stimoli alla periferia del campo visivo, che
creerebbero in questo modo un affollamento di stimoli, rendendo
confusa la discriminazione visiva (Geiger e Lettvin, 1999). Il
bambino dislessico discriminerebbe peggio di un buon lettore,
perché non sarebbe in grado di inibire gli stimoli periferici
(disturbi magnocellulari, Cestnick e Coltheart, 1999); |
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una terza teoria ipotizza una mielinizzazione
(ricopertura delle cellule nervose) incompleta che non permette un’attenzione
focalizzata verso gli stimoli visivi e una conseguente difficoltà
di discriminazione e decodifica degli stimoli visivi che stanno
alla base della lettura (Bakker, 1998). |
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Qual è l’incidenza della dislessia evolutiva nella popolazione
scolastica italiana?
Tale disturbo interessa probabilmente il 3-4% della popolazione
italiana, che tradotto vuol dire più di un milione e mezzo di
persone. Il problema sta nell’individuazione dei dislessici da
parte degli insegnanti e nell’orientare i genitori ad andare nei
centri specializzati nella diagnosi di questo disturbo, perché
molto spesso questi ragazzi non vengono riconosciuti e le cause
delle loro basse prestazioni nella lettura vengono imputate a
demotivazione, scarsa attenzione, relazioni familiari disturbate,
scarso impegno nell’esercizio della lettura.
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